Ilacqua: Un codice di gangli geometriali -simbolo in espansione


Da una problematica dell'oggetto-oggetto, iniziata nel '62 e inserita allora all'interno dell'area di valori dell'arte programmata, la ricerca di Armando Ilacqua ha esteso il suo atto gnoseologico ed esistenziale verso i "territori dell'ambiguità".
E' questo appunto il nucleo strutturale e semantico dei suoi attuali, direi, "gangli geometriali-simbolo in espansione" che, dal '73, costituiscono l'indagine acuta della sua espressionalita'.

In uno scritto egli ha precisato questa nuova motivazione della sua ricerca. Infatti, al precedente campo di sperimentazioni, "si e' aggiunta -scriveva Ilacqua- l'inderogabile necessita' di sottolineare lo spostamento dei miei interessi da una lettura preminentemente oggettuale ad un tipo di lettura soggettivizzata di carattere protoconcettuale, se vogliamo, ma sempre esistenziale nelle cadenze ritmiche e aritmiche di nuovi moduli-simbolo dove non piu' l'oggetto conduce per mano il lettore nel suo spazio, ma e' il lettore stesso che ora dovrebbe muoversi nello SPAZIO POSSEDUTO percorrendo mentalmente 'i territori dell'ambiguità".

Qual e' dunque il senso di questi "territori dell'ambiguità"?
Una risposta. Lo spazio in cui agiscono le immagini di Ilacqua e' ora uno spazio simbolico. Un "labirinto geometriale" in cui i sintagmi visivi e gli articolanti semiologici comunicano attraverso un "codice in movimento". Un messaggio di pulsazioni polisensiche. "Territorio"inteso quindi come virtualita' espansionale, a livello strutturale, della spazialita' contnuabile. "Ambiguita" vista come potenzialità divenirale, a livello semantico, dell'immagine stessa.

E' chiaro che Ilacqua problematizza valori che invadono la sfera interattiva del simbolo. Le sue modularita' segno-simbolo partono da una informazione visiva, ma si identificano poi con le possibilità sempre aperte dei significati.
E' in questo cercare d'artista, come un profeta cieco con la sua intuizione e la sua intelligenza, che Ilacqua scopre, trasforma, va al di la' delle sue volumetrie otticali per situarsi - per situare il fruitore - in un ambito che appartiene soltanto all'indefinibile della metafora, del simbolo: territorio dell'uomo - del pensiero - che non ha fine.

Pedro Fiori
Milano, novembre 1977